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Ascanio Trojani

Fuoriusciti Italiani nel Grande Terrore di Stalin

 
Estratto dal Dizionario Italiano del Crimine
, cur. Vincenzo Maria Mastronardi
Newton Compton - Roma 2012 / Curcio - Roma 2018
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Nella metà degli anni trenta, ha luogo il periodo del Grande Terrore (il Большой Террор) nell’Unione Sovietica retta da Stalin. La vasta opera di eliminazione fisica di ogni e qualsiasi oppositore, effettivo o fatto passare per tale, avviene con procedimenti sommari, istruiti su elementi probatori spesso inesistenti o costruiti ad usum.
Tra le vittime dell’era di Ezov (la Ежовщина, come viene chiamata in Russia, dal nome del Capo del Commissariato degli Interni, la NKVD, Ivan Ezov) vi è anche una rilevante parte delle comunità straniere immigrate in Unione Sovietica dalla Rivoluzione del 1917, tra cui quella italiana.
Gli italiani in Unione Sovietica vi erano giunti già dopo la I Guerra Mondiale, inseguendo prima il sogno di libertà ed uguaglianza della rivoluzione bolscevica e, successivamente, dopo la presa del potere da parte di Mussolini in Italia, la fondazione del Partito Comunista Italiano e la sua adesione alla Terza Internazionale in contrasto con i Socialisti, e infine per la impossibilità a risiedere in altri paesi (la Germania e la Francia, soprattutto) a seguito della deriva autoritaria che si diffondeva per l’Europa.
Secondo una stima prudente sono poco più di mille gli italiani che hanno subito le conseguenze del Terrore, dall’emarginazione, alla privazione dei diritti e l’allontanamento dal lavoro, sino al confino, la deportazione, il lavoro forzato ed alla fucilazione (il più delle volte, immediatamente dopo il giudizio sommario seguito all’arresto). Le accuse più comuni, risultanti dagli atti dei procedimenti, erano tanto generiche quanto di norma infondate : spionaggio, trotskismo, bordighismo (dal nome di Amedeo Bordiga, segretario del PCI poi messo in minoranza dai gramsciani).
Tra le vittime più conosciute si ricordano tra i tanti Luigi Calligaris, Vincenzo Baccalà, Emilio Guarnaschelli, Clementina Parodi, Roberto Anderson o il redivivo tiburtino Dante Corneli.
Di estremo rilievo fu il ruolo di Palmiro Togliatti, membro del Comintern, cui qualcuno imputa non solo di avere abbandonato senza esitazione, nel nome della necessità contingente di difendere la Rivoluzione, i propri compagni alle conseguenze della repressione, ma di aver avallato e propulso l’attività dei dirigenti italiani impegnati nel fornire informazioni dettagliate alla polizia politica per costruire le sue accuse [1, 2], o comunque di aver perseguito una linea di minimo danno a protezione dei propri quadri, sottolineando che lo stesso Togliatti era vittima potenziale del ольшой Террор. D'altra parte lo stesso Partito Comunista Italiano mantenne una rigorosa reticenza sui fatti, ben oltre la segreteria Togliatti, sino ed oltre la caduta del Muro di Berlino.
Tra le vittime italiane narriamo brevemente la storia di Lino Manservigi [1, 2, 3].
Nel 1932, Umberto Nobile viene contrattato dai sovietici per sovrintendere ad un ambiziosissimo programma aeronautico, teso a progettare sotto l’iniziale guida italiana una trentina di nuovi tipi di dirigibili, ed altre aeronavi ancora da definire.
Nobile chiede ad un suo fedele collaboratore, l’ing. Felice Trojani, di seguirlo nella nuova impresa. Trojani ha seguito Nobile da quando si è laureato, dal Giappone al Polo Nord, e con Nobile è rimasto sul pack dopo il disastro del Dirigibile Italia, e unico italiano a difenderlo senza riserve davanti alla commissione d'inchiesta imposta da Balbo e Mussolini. Trojani chiede a Nobile in quanti anni si dovrebbe sviluppare un così grande progetto: in tre o quattro, gli risponde. Trojani si mette a ridere, e Nobile lo rassicura: in Russia i mezzi di lavoro sono illimitati.
Illimitati non lo furono, né mancarono incidenti e attriti nell’eterogeneo gruppo portato da Nobile in URSS, al punto che Trojani lascerà Nobile, mettendo il suo contratto a disposizione dei committenti sovietici. Questi, preferiranno di non privarsi delle sue competenze, e lo riassegnano ad un progetto parallelo alla Diriziablestroi, con sede a Tuscino.
Narra Trojani [3] : Capo dell’officina meccanica era Benservigi (non garantisco che questo fosse il suo vero cognome), comunista scappato dall’Italia. Aveva partecipato all’ultima occupazione delle fabbriche a Torino, durante la quale aveva preso in ostaggio Lancia. Si era sposato con una bella giovane russa ebrea, aveva una bambina; lavorava con vera competenza e con grande entusiasmo.
Benservigi è, in realtà, Lino Manservigi, che ha effettivamente partecipato all’occupazione delle fabbriche a Torino nel 1920, e per questi fatti destinatario di un mandato di cattura; per sottrarlo all’arresto, il PCI lo invia come delegato, insieme ad altri compagni, al III Congresso dell’Internazionale Comunista. Manservigi rimane successivamente, come molti, a Mosca, sin quando nel 1932 trova lavoro alla Diriziablestroi. Competente ed entusiasta, lo definisce senza remore l’ing. Trojani, ben noto nell’ambiente aeronautico per la caustica schiettezza delle sue opinioni.
Manservigi verrà accusato di connivenza con gli stranieri impiegati alla Diriziablestroi, ed in particolare di aver tenuto conversazioni con il membro del Comitato Centrale del Partito Fascista, lo specialista straniero Trojani […] informandolo sulla vita politica di partito e su tutti i fatti riguardanti l’officina […] manifestando menefreghismo e irresponsabilità verso il lavoro.
L’accusa è ridicola: Trojani non era membro di un fantomatico Comitato Centrale del PNF, l'iscrizione al PNF era notoriamente un obbligo per chi volesse esercitare una professione o lavorare per l'amministrazione dello Stato in Italia - anche Umberto Nobile quale docente universitario doveva avere la tessera - ma il fatto veniva utilizzato strumentalmente dai sovietici portando a confronto l'iscrizione al PCUS, alla quale ben pochi potevano ambire; in quanto direttore dello stabilimento e del progetto di formazione connesso era, semmai, lui ad istruire Manservigi (e tutti gli altri lavoratori) sulle proprie mansioni, e non aveva pertanto alcun bisogno di farsi informare; delle capacità lavorative di Manservigi/Benservigi si è scritto poc’anzi.
L’origine del Trojani fascista la si ritrova nei rapporti quotidiani redatti dagli informatori della polizia politica, primi fra tutti gli interpreti (Trojani e Nobile ne hanno una personale, che li accompagna ovunque), in particolare nell’italico pettegolezzo precedente e seguente l’uscita di Trojani dal gruppo di Nobile. Dicevano ai russi che ero fascista, ed agli italiani che ero comunista, ma non ci facevo caso, scrive Trojani [3].
E la misura di quanto fosse fascista Trojani, la si ha dal fatto che, subito prima del trasferimento a Tuscino, fosse stato messo sotto inchiesta dalla Commissione di Disciplina del PNF, con l’accusa di comunismo, proprio sulla scorta degli stessi pettegolezzi che porteranno all’inquisizione e alla fucilazione di Lino Manservigi e di numerosi altri italiani. Se per gli italiani le maldicenze rientravano in una generale irrilevanza giuridica [nota] per i sovietici erano se non confessioni incriminanti (sic) quantomeno ottimi spunti per imbastire un processo.
Manservigi verrà prima espulso dal Partito, in quanto elemento degenerato borghese, arrestato il 23 Novembre del 1937 e portato davanti alla Sezione Militare del Tribunale Supremo dell’URSS il 14 Marzo del 1938, dove sarà condannato alla fucilazione per spionaggio verso l’agente provocatore fascista Trojani. Lino Manservigi verrà ucciso lo stesso giorno della sentenza, nel poligono della Kommunarka. Dei suoi resti non si saprà più nulla. Il fascicolo di Manservigi presso il GARF è interamente leggibile [in russo] negli archivi online della Fondazione Memorial Italia, e comprende tutti i verbali di accusa, arresto, interrogatorio fucilazione e la successiva riabilitazione da parte di Chruščëv a seguito dell'impegno titanico della sorella Elodie Manservigi. L'accusa principale a Lino Manservigi era quindi quella quella di aver collaborato con l'agente fascista Trojani: decida il Lettore sulla fondatezza di questa, dopo aver letto il Minosse.

A nulla era valsa la richiesta, fatta l’anno precedente, di andare a combattere in Spagna. Un documento inviato al Compagno Ercoli (Palmiro Togliatti), lo definiva elemento negativo in quanto legato a Trojani, sospettato di spionaggio contro l’URSS. Il documento, citato in [1], porta una firma attribuita a Togliatti, che pertanto sarebbe stato ben a conoscenza della condizione dei suoi connazionali. Quale potere di intervento potesse mai avere è però tutto da dimostrare, nonostante le conclusioni di alcuni.
Il 31 Ottobre del 1940, dopo anni di isolamento sociale, verrà arrestata la sorella di Lino, Elodie Manservigi, ed inviata ai gulag, da cui potrà ritornare solo dopo la morte di Stalin.
Il figlio di Elodie Manservigi, Sergio, richiamato nell’Armata Rossa a combattere sul fronte occidentale nel 1939, dove verrà decorato sul campo per l'eroismo dimostrato, veniva arrestato in quanto figlio di nemici del popolo, ed inviato a l Battaglione di Lavoro di Celiabinsk, dove morirà il 6 Maggio del 1943.
Il Terrore ha raggiunto il suo culmine, con l’emanazione del decreto operativo dell’NKVD del 15 Agosto del 1937, intitolato sulla repressione delle mogli e dei figli dei traditori della patria : […] sono punibili con l’arresto le mogli che si trovano giuridicamente o de facto legate in matrimonio con il condannato al momento dell’arresto […]
Nel 1956 e nel 1991 tutti i condannati del Grande Terrore verranno riabilitati, le loro condanne cancellate e concesso ai familiari di accedere alla verità dei processi e delle condanne.

[nota] - E lo sono tuttora, salvo i frequenti casi di utilizzo strumentale; ad esempio si ricordino le dichiarazioni alla stampa di alcuni ministri della Repubblica Italiana su Cesare Battisti, allora oggetto della richiesta di estradizione ante il STF brasiliano, con la promessa di fargli fare la fine di Pinelli. In Italia, dichiarazioni prive di rilevanza, sproloqui; in Brasile considerate giuridicamente rilevanti e in quanto provenienti, oltretutto, da esponenti del governo italiano in carica, come minacce alla integrità dell'estradando.

[1] Elena Dundovich, Francesca Gori - Italiani nei Lager di Stalin - Laterza, Bari 2006 - su Amazon
[2] Gianni Corbi - Togliatti a Mosca - Rizzoli, Milano 1991 - su Amazon
[3] Felice Trojani - La Coda di Minosse - Vita di un Uomo, Storia di un’Impresa - Mursia, Milano VIII-2008 - su Amazon

 

 


 Хвост Миноса
Felice Trojani

Edit 10 X 2022
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